Attenzione, attenzione! Questo è un post dedicato ai veri appassionati di fotografia. Come dici? Su Instagram condividi centinaia e centinaia di foto? Eh, però non sempre chi scatta molto sa scattare bene. È un classico, è la differenza fra quantità e qualità, un binomio inscindibile che ci invita a fare sempre meglio piuttosto che tanto.
In Marocco, fidatevi, avrete voglia di catturare migliaia di immagini. Non importa se usate la macchina fotografica o semplicemente lo smartphone, sappiate però che durante il vostro viaggio incontrerete un sacco di luoghi, persone e oggetti che vorrete fotografare.
Ma dopo tanti viaggi in Marocco ho imparato che una bella fotografia nasce ancor prima di arrivare davanti al soggetto. Nasce dalla luce, dall’ora della giornata, dalla pazienza di aspettare e dalla capacità di guardare quello che succede intorno.
Marrakech, Fès e Chefchaouen sono perfette per questo esercizio perché hanno tre identità visive completamente diverse. E per fotografarle bene non serve avere l’attrezzatura più costosa, ma serve soprattutto capire quando scattare e cosa osservare. Nel mio piccolo, ho voglia di aiutarvi a capirlo con questa guida fotografica che vi permetterà di tornare a casa con foto più eloquenti di qualsiasi vostra parola.
La luce prima del luogo: tre città, tre modi diversi di fotografare
A Marrakech la luce è calda, intensa, sembra quasi dorata. Il colore ocra della medina, il terracotta degli edifici, le pareti rosa e le ombre nette dei vicoli diventano particolarmente interessanti nelle prime ore del mattino e verso il tramonto. Il Jardin Majorelle, per esempio, si racconta visivamente al meglio con la luce morbida del mattino. Viene avvolto da un blu intenso, dal verde delle piante e i suoi dettagli architettonici acquistano contrasto senza venire sacrificati dall’affollamento umano delle ore centrali. Anche la Madrasa Ben Youssef è più accattivante quando la luce entra negli spazi e disegna geometrie su zellige, legno e cortili.
Fès è accesa da una luce diversa. La medina ha molti passaggi coperti, i vicoli sono stretti con aperture improvvise. Sono proprio i contrasti tra buio e luce a fare di Fes una delle mete più amate per scattare fotografie suggestive. Se preferite lavorare sulle geometrie, immortalate la Madrasa Bou Inania, con zellige, legno e decorazioni, mentre i souk, con la loro luce filtrata, trasformano il gesto quotidiano di un artigiano in un’immagine professionale. D’altronde, lo dice la parola stessa: gli artigiani creano arte, che a sua volta viene fotografata.
E poi c’è Chefchaouen, dominata dal colore. Al mattino vi colpirà l’intensità del blu delle pareti, mentre nel corso della giornata vi accorgerete di come cambia tonalità a seconda dell’esposizione e delle ombre. Durante la golden hour, quel momento subito dopo l’alba o prima del tramonto in cui la luce del sole è calda, morbida e diffusa, può virare verso sfumature più fredde, quasi violacee o argentate. Se amo questa città è anche perché se torno nello stesso vicolo in momenti diversi della giornata, posso scattare delle foto che cambiano insieme alla luce.
L’ora giusta conta più del posto giusto
Se volete tornare a casa con fotografie che raccontano davvero il viaggio in Marocco, non organizzate le vostre giornate pensando soltanto ai luoghi da visitare, ma inserite nella valutazione anche la luce.
All’alba, le strade di Marrakech e Chefchaouen sono quasi vuote e la luce è piuttosto morbida. A Chefchaouen in particolare, le prime ore vi permettono di fotografare le scale e i vicoli blu senza il passaggio continuo delle persone. A Fès, invece, recatevi al mattino se volete fotografare le concerie, perché in quelle ore i colori delle vasche emergono con maggiore forza.
A metà mattina, la città comincia a vivere pienamente. È il momento giusto per entrare nei souk di Marrakech o Fès e cercare artigiani, tessuti, spezie, lampade e dettagli illuminati dalla luce che filtra dall’alto. Forse quello scatto non vi sembrerà perfetto, ma di certo racconterà una scena vera. A questo proposito, ricordate che in Marocco bisogna sempre chiedere il permesso prima di fotografare le persone.
La luce più dura che caratterizza le ore centrali, di solito può sembrare un problema, eppure può diventare uno strumento che crea immagini molto grafiche. Qualche esempio? Le ombre nette sui muri, i disegni degli zellige e i contrasti tra zone illuminate e passaggi scuri.
Al tramonto, invece, cambiano completamente le possibilità a vostra disposizione. A Marrakech i rooftop diventano punti privilegiati (ma anche molto inflazionati!) per fotografare la città ocra, la Koutoubia e, con la luce giusta, il profilo dell’Atlante. A Chefchaouen il blu delle pareti assume tonalità più morbide, mentre a Fès alcuni punti panoramici permettono di seguire il passaggio dalla golden hour alla luce blu della sera.
Giunti alla sera, dopo il tramonto, non mettete via la macchina fotografica e lasciatevi sorprendere da Jemaa el-Fna a Marrakech che cambia completamente atmosfera con le luci delle bancarelle e la vita della piazza, oppure dai vicoli illuminati con le lanterne di Fès che appaiono così intimi e misteriosi.
Raccontare il viaggio: la potenza dei soggetti inaspettati
Sondaggio flash: quanti di voi riguardano le foto fatte ai monumenti dopo essere ritornati da un viaggio? Risposta: il 12%. La percentuale l’ho appena inventata, mi interessa solamente rendere l’idea. Perché so bene, in primis da viaggiatrice e in secundis da tour operator che di viaggiatori nella vita ne ha conosciuti tanti, che i monumenti sono importanti, li fotografiamo sempre e sempre continueremo a farlo, ma non sono le fotografie che ricorderemo di più.
A Fès, per esempio, provate a concentrarvi sulle mani di un artigiano che lavora il rame, sul riflesso della luce su un oggetto appena lavorato o sul vapore che sale da quel locale in cui stanno preparando il tè. Le piazze degli artigiani e i souk vi faranno tornare a casa con fotografie che raccontano il lavoro e la quotidianità del popolo marocchino.
Se a Chefchaouen vi colpisce un gatto raggomitolato davanti a una porta blu, un vaso di fiori su una scala di pietra o il riflesso di un minareto in una pozzanghera piuttosto che la fotografia panoramica che avete visto ovunque online, non privatevi di quello scatto e di quei dettagli così eloquenti.
A Marrakech, invece, vedo spesso turisti che cercano di immortalare il gioco delle ombre nei souk, una porta ripresa con la luce laterale, le mani di un venditore che incarta un souvenir oppure le geometrie ossessive degli zellige viste da vicino. Le concerie, poi, sono uno dei soggetti artisticamente più interessanti, ma è importante fotografare rispettando le persone che lavorano e senza approcciarsi alla loro attività come se fosse uno spettacolo.
Lo stesso vale per gli animali utilizzati per le fotografie turistiche. A Marrakech ne troverete ad ogni angolo, ma vi prego di evitare di pagare per fotografare animali, così non contribuirete a questa pratica che, purtroppo, molto spesso è legata allo sfruttamento.
Costruisci un racconto fotografico
Tutti questi esempi racchiudono il motivo per cui, nei miei tour, cerco di portarvi oltre il classico percorso degli spot fotografici che potete vedere su Instagram. Perché io stessa ho imparato che una fotografia che racconta il Marocco nasce da ciò che accade tra una tappa e l’altra.
E allora non vi resta che costruire il vostro racconto fotografico, quello che vi permetterà di rivivere il Marocco ogni volta che vorrete, da casa e con gli amici che non sono potuti venire con voi.
Un ultimo consiglio pratico: se portate con voi un’attrezzatura fotografica professionale, nei souk proteggetela dalla polvere e portate con voi un panno in microfibra perché la lente si sporcherà continuamente.
Lisa






