Quando vengo contattata da viaggiatori che vogliono organizzare un viaggio in Marocco per la prima volta, quasi sempre le tappe che mi chiedono di inserire nell’itinerario sono Marrakech, il deserto, Fès, a volte Casablanca, magari Chefchaouen. Ed è giusto così. Il primo incontro con il Marocco ha bisogno anche delle sue icone, delle grandi mete, dei luoghi che vi fanno innamorare del Paese al primo sguardo.
Dopo il primo viaggio, però, molti mi ricontattano perché “questa volta vorrei vedere qualcosa di diverso”. E io mi carico di entusiasmo, perché posso mostrarvi un altro Marocco, meno incentrato sulle destinazioni più famose e più rivolto alle tappe che rientrano in un lato ancora poco frequentato dal turismo internazionale. E che, a mio avviso, sono altrettanto imperdibili quanto le altre più gettonate.
Perché il Marocco è una terra che cambia completamente quando si esce dalle rotte più conosciute. Si scoprono città costiere dove i marocchini stessi vanno in vacanza, centri storici colorati dall’arte contemporanea, città sante arroccate sulle montagne, foreste di cedri, villaggi che conservano ancora un’anima spagnola e paesaggi dove il Sahara incontra direttamente l’Atlantico.
Ecco perché ci tengo a raccontarvi 6 mete emergenti in Marocco che i turisti ancora non hanno scoperto davvero. Attenzione, però, alla parola emergenti, perché non mi riferisco a mete nuove, improvvisate, pericolose o magari ancora prive dei servizi adeguati ad accogliere i turisti. Alcune di queste località, infatti, hanno una storia antichissima ed esistono da secoli, ma il turismo di massa le ha raggiunte solo in parte.
Motivo per cui io gli attribuisco ancora più valore. E se ho una certa premura nel farvele conoscere è perché ritengo che questo sia il momento migliore per scoprirle, prima che diventino la prossima Chefchaouen.
1. Asilah, la città bianca
Partiamo dall’Atlantico, e precisamente da Asilah, una città che ha radici storiche profonde, a circa mezz’ora da Tangeri. Asilah ha una medina bianca e raccolta che durante l’anno può sembrare una medina come tante, ma che in estate si trasforma nel cuore dell’Asilah Arts Festival, nato nel 1978 con l’idea di far dialogare i popoli attraverso l’arte.
Le mura della medina, in quei giorni, diventano una tela a cielo aperto, dipinta con murales che colorano le pareti bianche. Non mancano i momenti dedicati alla musica, al teatro, alla letteratura e alle arti visive, in perfetto stile con i festival internazionali.
Questa è una delle ragioni per cui reputo Asilah una meta perfetta per chi ha già visto il Marocco più classico e vuole scoprire qualcosa di diverso. La sua medina così cangiante, infatti, contribuisce ad accrescere e rendere più visibile l’identità turistica di Asilah, fatta di tradizioni locali, temi contemporanei e interpretazioni artistiche.
2. Oualidia, la laguna delle ostriche
Se vi dicessi che esiste una località costiera dove una grande laguna incontra l’Atlantico, le ostriche sono una specialità tipica e i fenicotteri fanno da scenografia al paesaggio, probabilmente non pensereste subito al Marocco. E invece siamo a Oualidia, una cittadina piccola e molto meno conosciuta di Agadir o Essaouira, affacciata sulla costa atlantica, a sud-ovest di Casablanca, fondata nel XVII secolo dal sultano saadiano El Oualid come città portuale, che conserva ancora i resti della kasbah del 1634.
Frequentata soprattutto dal turismo marocchino, con piccole strutture e case in affitto, Oualidia è conosciuta principalmente per la sua laguna. Per circa 11 chilometri di lunghezza e 600 metri di larghezza, modellata continuamente dalle maree, la laguna ha acqua, sabbia e una luce che cambiano continuamente aspetto, soprattutto nelle prime ore del mattino e al tramonto.
Lì si può fare surf, windsurf, kitesurf oppure scegliere il birdwatching, un’esperienza decisamente più lenta, visto che la laguna è un’importante zona di sosta per gli uccelli migratori.
Ma Oualidia ha un’altra carta da giocare: le ostriche del Pacifico, allevate dal 1957, che ancora oggi rappresentano una parte importante dell’identità gastronomica locale. Insomma, vi ho presentato una località balneare che non ha bisogno di grandi attrazioni per richiamare i turisti.
3. Moulay Idriss Zerhoun, la città santa
Moulay Idriss Zerhoun è una delle città sacre del Marocco. Situata nella provincia di Meknes, tra colline verdi e coltivazioni di ulivi, la città ha una forma curiosa, paragonabile a quella di un dromedario disteso tra le montagne. È costruita a circa 550 metri di altitudine sulle pendici del Jebel Zerhoun e la sua medina si sviluppa attraverso vicoli stretti e ripidi.
Ma Moulay Idriss è così importante e viene considerata santa in tutto il Marocco perché conserva le spoglie di Idriss I, fondatore della prima dinastia reale marocchina. Per questa ragione, chi sceglie di visitarla ci va principalmente per entrare in un luogo dalla forte dimensione religiosa che pervade la quotidianità degli abitanti. I marocchini camminano senza fretta tra le strade bianche, i piccoli mercati e i punti panoramici, ed anche i turisti imparano a farlo.

4. Azrou, il Marocco verde
Il Marocco è, per antonomasia, associato al deserto, eppure questa terra è anche piena di verde. Basta guardare verso Azrou, nel Medio Atlante, per accorgersene e scoprire un paesaggio che cambia radicalmente. Dalle città e dalle pianure si passa alle montagne e alla grande foresta di cedri, ai boschi e agli altopiani. Insomma, in Marocco, per parafrasare una famosa canzone, oltre al Sahara c’è di più.
La zona di Azrou, inoltre, è particolarmente interessante anche per la presenza dei primati che vivono nella foresta di cedri. Io trovo che a rendere Azrou una meta così particolare sia il fatto di non doverla scegliere per ammirare un’attrazione spettacolare, ma per poter cambiare prospettiva. Ed è proprio questo che cerco nelle mete emergenti, ovvero luoghi meno conosciuti e capaci di farci vedere un Marocco ancora inesplorato.
5. Dakhla, dove le dune del Sahara incontrano l’oceano
Poi c’è Dakhla, città con alle spalle una lunga storia legata alla sua posizione atlantica. Dakhla si trova su una penisola affacciata sull’Atlantico, in un territorio remoto dove il paesaggio desertico incontra l’acqua. La città fu fondata dagli spagnoli nel 1844 e conserva ancora legami culturali con la Spagna e con le vicine Canarie. Per molto tempo è rimasta fuori dagli itinerari del turismo internazionale, ma finalmente sta emergendo soprattutto grazie agli sport acquatici, in particolare al surf e al kitesurf.
Ma quello che mi interessa comunicarvi di Dakhla è la sensazione geografica di essere arrivati lontanissimo. È un luogo in cui la penisola si allunga nell’oceano creando una grande laguna, mentre intorno compaiono dune, spiagge selvagge e paesaggi quasi surreali. Uno dei simboli della zona è la Dune Blanche, una grande duna di sabbia chiarissima che emerge dalla laguna creando un contrasto spettacolare con l’acqua.
Ci sono poi il souk, il faro, le coltivazioni di ostriche e le escursioni nel deserto. Eppure Dakhla non è una versione meno turistica di un’altra località marocchina, ma sa essere un’esperienza completamente diversa.
6. Sidi Ifni, tra Atlantico e Art Déco
L’ultima tappa ci porta di nuovo sull’Atlantico, ma questa volta verso sud, a Sidi Ifni. È una destinazione situata nella regione di Souss-Massa, a sud di Agadir e vicino a Tiznit, arroccata sulle scogliere con la spiaggia principale ai suoi piedi.
Il suo fascino nasce anche dalla storia spagnola. Nel centro della città, soprattutto intorno a Place Hassan II, si incontrano edifici Art Déco e architetture dell’epoca spagnola, tra cui l’antico Palazzo del Governatore e la vecchia chiesa/tribunale.
Il suo paesaggio urbano è molto diverso da quello delle medine imperiali, caratterizzato da facciate geometriche e vecchie strutture sul promontorio. Sidi Ifni è anche una tappa perfetta per chi ama il mare e non cerca necessariamente la località balneare più famosa. E poi da lì si raggiunge facilmente Legzira, con i suoi celebri paesaggi costieri.
Quello che mi piace di Sidi Ifni è proprio il suo disinteresse nel voler rincorrere il turismo a tutti i costi. Preferisce, piuttosto, conservare una personalità che guarda all’architettura, all’oceano e alla tranquillità più sorprendenti.
Se c’è una cosa che queste sei destinazioni dimostrano è che il Marocco non è un solo viaggio, ma sono molti viaggi possibili, con una pluralità di paesaggi che vi permetteranno di godere della sensazione di aver scoperto qualcosa prima degli altri. Dopo averlo visitato la prima volta, sono sicura che non vi limiterete a mettere una bandierina sulla cartina geografica, ma avrete voglia di mettere più e più bandierine su quella incantevole scoperta che è il Marocco.
Lisa






