Ti racconto una medina marocchina attraverso i suoi muri

Lo avrò fatto migliaia di volte, eppure non mi abituo mai allo stupore che vedo negli occhi dei partecipanti ai miei tour quando li accompagno dentro una medina marocchina. Sono certa che avverrà anche con voi, quando, confusi ma incantati, mi chiederete: “Ma come facciamo ad uscire da qui?”.

Tutti, come prima impressione, avete quella di entrare in un labirinto, con vicoli stretti, porte tutte diverse, muri che sembrano continuare senza interruzione, stradine che cambiano direzione e piccoli passaggi che all’improvviso si aprono su una piazza o un souk. Un luogo completamente diverso rispetto alle strade a cui siamo abituati in Italia.

E allora in questo post mi piacerebbe insegnarvi a “leggere” una medina, iniziando a riconoscere i suoi punti di riferimento, ad osservare le porte, a capire dove conduce una strada, a distinguere un vicolo da un altro. In più, ci tengo a precisare che l’architettura della medina non è nata dal caos, ma lì tutto ciò che vediamo ha uno scopo specifico. A partire dalle strade strette fino ad arrivare alla scelta delle singole porte, nella medina c’è sempre un motivo se questo o quello è stato costruito proprio così.

Il labirinto della medina: perderti sarà un’esperienza di viaggio

Se non siete mai stati in Marocco, vi faccio una breve introduzione. La medina è la città vecchia, spesso racchiusa dalle mura, ed è uno degli elementi che più caratterizzano le grandi città storiche marocchine. Le medine di Fès, Marrakech, Essaouira e Tetouan sono riconosciute come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma ciò che vi colpirà davvero sarà il loro tessuto urbano, così fitto, irregolare, pieno di vicoli e di vita. All’inizio vi sentirete molto disorientati, ma quella sensazione diventerà presto parte dell’esperienza del vostro viaggio.

Le strade strette e tortuose, infatti, non sono state pensate per rendere la vita difficile ai visitatori. La loro funzione era difensiva e contribuivano anche a creare zone d’ombra più fresche rispetto agli spazi completamente esposti al sole. Alcuni vicoli sono ciechi e conducono direttamente agli ingressi delle abitazioni, lontano dalle grandi strade di passaggio.

A Fès, ad esempio, questa struttura della medina si nota subito, poiché si sviluppa su una collina attraversata da corsi d’acqua e le strade hanno seguito, nel tempo, una conformazione difficile da leggere su una mappa. Le due grandi arterie, Tala’a Kebira e Tala’a Seghira, costituiscono invece riferimenti importanti per attraversare la città storica.

A questo punto, la domanda è d’obbligo: ma come fanno gli abitanti a orientarsi? E la risposta non può essere più ovvia: a loro non serve necessariamente usare il nome della strada, perché imparano a riconoscere una porta, una fontana, una bottega, un minareto, una moschea. Grazie a questi punti di riferimento, il popolo marocchino ha saputo costruirsi una mappa mentale della medina, che anche i viaggiatori dovrebbero imparare a fare.

Io consiglio sempre, infatti, di memorizzare il nome di una porta piuttosto che cercare una strada con lo smartphone. E soprattutto di ricordare bene la porta più vicina al vostro riad, così sarà molto più semplice tornare indietro.

Personalmente, questo è un modo di abitare la città che trovo bellissimo, perché invita la popolazione locale e i turisti ad osservare la medina con più attenzione, a guardare in alto, in basso, davanti e tutto intorno, a ricordare un colore, una forma, un particolare più o meno riconoscibile. E se vi perdete, questo farà parte del “pacchetto medina”.

medina-marocco

Dietro le porte e i muri della medina

Tra l’altro, le porte della medina sono tra i soggetti più fotografati del Marocco. A Marrakech le porte sono delle vere opere d’artigianato, realizzate con legno lavorato, decorazioni, mosaici, motivi ispirati all’arte islamica, colori e dettagli che raccontano la tradizione marocchina e il simbolismo e, in alcuni casi, anche lo status della famiglia.

Ed è proprio qui che cominciamo a capire uno dei grandi contrasti dell’architettura della medina. Da una parte c’è la strada, pubblica, rumorosa, piena di movimento; dall’altra c’è la casa, privata e protetta, con la facciata spesso semplice e quasi priva di aperture, mentre la porta diventa il punto di comunicazione della casa con l’esterno.

Alcune porte tradizionali di Marrakech sono volutamente basse e costringono chi entra a chinarsi leggermente, gesto che diventa un segno di rispetto nei confronti dei padroni di casa. In alcune abitazioni, una porta più piccola è inserita all’interno di una più grande, utilizzata quando occorreva far passare persone o merci di maggiori dimensioni.

Non dimenticate di osservare i battenti, adornati con simboli tradizionali, il più famoso dei quali è la Mano di Fatima che rappresenta la protezione, la benedizione e l’ospitalità. Su alcune porte antiche, i battenti producevano suoni diversi.

La mia presentazione della medina adesso tratta uno degli elementi più centrali di questo luogo. Sto parlando del riad che, a primo impatto, da fuori, può sembrare una casa anonima, senza finestre, visto che si intravede una porta e poco altro. Poi si entra e lì inizia lo stupore.

Il riad tradizionale è organizzato intorno a un cortile interno, nella maggior parte dei casi adornato da una fontana e dalle piante, proprio come fosse un giardino. Intorno a questo spazio centrale, che diventa una piccola oasi all’interno della città, si sviluppano le stanze e la casa, invece di aprirsi verso la strada, si apre verso il proprio interno. Una scelta necessaria per proteggere la privacy della famiglia servendosi dei muri spessi, degli ingressi e della disposizione degli ambienti.

Inoltre, le abitazioni potevano apparire quasi prive di finestre verso l’esterno, mentre le camere si affacciavano sul cortile interno. Anche la disposizione delle porte e delle aperture doveva evitare di compromettere la riservatezza delle case vicine.

Trovo molto interessante il modo in cui la medina riesca a separare il mondo rumoroso dei souk, pieni di avventori, venditori e turisti, con il silenzio raccolto che caratterizza i riad, senza creare una vera barriera.

Per tutti questi motivi, soggiornare in un riad quando si viaggia in Marocco è un’esperienza che dovete assolutamente fare e che vi consentirà di guardare la medina con occhi completamente diversi.

Il fascino discreto della medina marocchina

Come vi raccontavo all’inizio di questo post, tutto quello che si trova nella medina segue un ordine ben preciso. Anche la vita quotidiana che si svolge al suo interno è costruita intorno a questa organizzazione. Il forno tradizionale, per esempio, è un punto d’incontro importante per la comunità, così come lo è l’hammam, che appartiene alla tradizione del quartiere e svolge una funzione sociale oltre che di benessere.

A Fès, inoltre, interi quartieri della medina erano dedicati a specifiche attività artigianali, come la lavorazione del legno, la ceramica, il ferro battuto, la tintura delle pelli e la produzione di cosmetici. Ancora oggi potete osservare gli artigiani marocchini svolgere queste pratiche nei souk e nei mercati della città.

Insomma, ogni dettaglio di cui vi ho parlato contribuisce alla costruzione della vera bellezza della medina marocchina. Un insieme di porte, luci, rumori e silenzi, attività commerciali, fontane e minareti che vi aiutano a ritrovare la strada da percorrere. Perché io credo che in Marocco come mai in altre parti del mondo, per conoscere davvero una città, bisogna imparare ad osservare i suoi muri.

Dal nostro Marocco,
Lisa

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Chi sono

in marocco con lisa

Mi chiamo Lisa e fin da piccola ero affascinata dai racconti di viaggi e dalle altre culture.

Oggi con T.L. TOURS, organizziamo tour in Marocco con l’obiettivo di far conoscere la vera cultura, l’ospitalità e le tradizioni attraverso il contatto con la gente locale

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