Chi mi conosce ormai sa bene che quello a cui tengo di più nel mio lavoro è far tornare a casa con addosso un’esperienza diversa dalle solite chi mi ha scelto per il suo viaggio in Marocco. Se cercate la vacanza superturistica, probabilmente non faccio al caso vostro. Se, invece, volete vivere un’esperienza autentica che non ha nulla a che vedere con il mainstream, sono qui per servirvi.
Una delle esperienze a cui mi riferisco riguarda la questione dei pernottamenti in Marocco. E per me la scelta perfetta è dormire in un riad. Scegliere un riad invece di un hotel vi permette di vivere il Marocco in un modo completamente diverso, ed è un’esperienza che non potreste mai trovare in hotel.
Cos’è un riad: le mie pillole di storia, architettura e significato culturale
Per capire davvero cosa significhi dormire in un riad, partiamo dalla sua etimologia. La parola riad deriva dall’arabo riyāḍ, che significa “giardino”, e richiama un’immagine ben chiara: uno spazio interno, protetto, rigoglioso, con una fontana al centro. Il concetto di giardino – piccola curiosità per voi – è strettamente legato all’idea islamica di paradiso, descritto proprio come un giardino attraversato dall’acqua.
Tornando ai riad, si tratta delle case tradizionali marocchine costruite attorno ad un cortile interno, che gli abitanti adornano con piante e mosaici. Elemento comune è la presenza di una fontana chiamata sahrîdj, dal grande significato sia simbolico che funzionale. Le fontane, in Marocco, rappresentano la vita, per via dell’importanza sacra dell’acqua per questo popolo, e sono l’espressione della forza vitale della casa nelle terre desertiche. Sono, dunque, delle presenze necessarie nelle abitazioni marocchine, oltre che un elemento d’arredo molto bello da vedere.
I riad sono progettati secondo una logica ben precisa. A guardarli dall’esterno sembrano delle abitazioni semplici e anonime, senza finestre che si affacciano sulla strada. Anche questo è un elemento non casuale, ma un’importante scelta culturale legata alla privacy, soprattutto femminile, nella società islamica.
All’interno dei riad si svolge la vita, ben protetta dagli sguardi esterni. Molto spesso i riad hanno delle terrazze, solitamente circondate da muri alti proprio per permettere alle donne di muoversi in quello spazio all’aperto e lavorare liberamente.
Oltre al tipo di riad che vi ho appena descritto, che è quello più comune da trovare nelle città imperiali del Marocco, esistono anche il dar, generalmente più semplice e privo di giardino, o la douiria, una versione più piccola e indipendente.
Per quanto riguarda l’aspetto estetico, i riad sono pieni di dettagli tradizionali della storia marocchina. Le pareti possono essere rifinite in tadelakt, una particolare tecnica di intonaco lucido e impermeabile, i pavimenti e le fontane sono decorati con zellige, dei mosaici geometrici realizzati a mano. Per le finestre interne si usano le moucharabieh, delle grate in legno intagliato, mentre soffitti e pareti vengono decorati con zouaq e gebs, due tipi di lavorazioni artigianali magistralmente eseguite. E grazie ai riad, avete imparato un po’ di parole in arabo.
A partire dagli anni ‘70, molti riad sono stati restaurati e trasformati in strutture ricettive, grazie anche all’interesse di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, ancora oggi ricordati (oltre che per la maison di alta moda) per aver contribuito alla valorizzazione di questo patrimonio architettonico.

Cosa aspettarvi in un riad
Dopo questa doverosa premessa, entriamo nel vivo dell’esperienza di dormire in un riad in Marocco. Preparatevi ad entrare in una dimensione completamente diversa rispetto a quella di un hotel. Nei riad non ci sono grandi hall e centinaia di camere, ma una struttura intima, con non più di 10 stanze, dove ogni ospite viene accolto nel modo che più si addice ai marocchini: con un’atmosfera familiare. Lo staff impara subito i vostri nomi, le vostre abitudini, i vostri tempi, facendovi sentire subito a casa.
Un tipo di esperienza più strutturata e affidabile, all’interno di una dimensione raccolta che mantiene un forte legame con la tradizione. È proprio questo che fa la differenza tra i riad e gli alloggi di Airbnb, che in Marocco non sempre garantiscono standard regolamentati e si rischia perfino di venire truffati.
I riad, dalla loro, hanno anche il vantaggio della posizione. In qualsiasi città del Marocco vogliate pernottare, si trovano molti riad all’interno delle medine. Nelle zone della Mellah o della Kasbah, infatti, potrete alloggiare godendovi il lusso di vivere il cuore autentico della città, e di trasformare il vostro soggiorno in Marocco in una vera immersione culturale che vi accoglie come parte del tessuto urbano.
Dormendo in un riad imparerete anche l’importanza dello scorrere lento del tempo. Un’esperienza che, a mio avviso, in vacanza non dovrebbe mai mancare. Corriamo tutto il giorno, tutti i giorni, e almeno quando possiamo rilassarci, dobbiamo imporci di rallentare.
Immaginate di arrivare in un riad a Marrakech, dopo aver attraversato piccoli vicoletti molto animati. Una porta si apre su un cortile silenzioso e lo sguardo si posa su tappeti berberi e luci soffuse. Se fuori fa freddo, potreste trovare anche un camino acceso. L’host vi accoglie servendovi il tradizionale tè alla menta, il simbolo dell’accoglienza marocchina e dei rapporti sociali per eccellenza. Vuol dire che siete i benvenuti, infatti guai a rifiutarlo, perché risultereste molto scortesi.
Dopo questo primo, e piacevolissimo, impatto con il riad, la vostra esperienza può proseguire con un hammam, il rituale della purificazione profondamente radicato nella cultura locale, spesso presente negli stessi riad o nelle vicinanze.
Aggiungo altre tre parole al vostro glossario arabo: nell’hammam tradizionale troverete il sapone nero (savon beldi), il guanto kessa per l’esfoliazione e l’argilla ghassoul per ammorbidire la pelle.
Vivere il riad con rispetto: la parola d’ordine del comportamento
L’occasione di soggiornare in un riad vi permetterà di entrare a stretto contatto con una cultura diversa. Per questo motivo, ora più che mai è importante l’attenzione e il riguardo nei suoi confronti. Ricordate che per il popolo marocchino l’ospitalità è il suo più grande pregio, a cui bisogna approcciarsi con modestia e rispetto.
A partire dal vostro abbigliamento, che dovrebbe sempre essere sobrio, soprattutto nelle medine e vicino ai luoghi di culto. Ricordate, poi, che anche i piccoli gesti quotidiani, nella cultura araba, hanno un significato importante. Si mangia con la mano destra anche se siete mancini, le persone si salutano con il famoso Salaam alykum ed è buona norma togliere le scarpe prima di entrare in una casa. Se il vostro viaggio in Marocco coincide con il Ramadan, evitate di mangiare o bere in pubblico durante le ore di digiuno.
In Marocco, infatti, le relazioni sociali si basano sul comportamento, che per il suo popolo conta più dell’aspetto a cui siamo abituati in Occidente. È sempre molto gradito che, ovunque voi entriate, lo facciate con calma, salutando e dando il giusto valore alla presenza delle altre persone, se volete creare con il vostro modo di fare un’atmosfera rispettosa e attenta.
Come scegliere il riad giusto
In questa sede non mi addentrerò nei dettagli della scelta del riad giusto, perché lo faremo insieme, in maniera personalizzata, durante la nostra fase organizzativa. Però ci tengo a dirvi già da adesso che è sempre mia premura selezionare riad con posizioni accessibili nella medina, evitando le strutture troppo difficili da raggiungere, soprattutto se avete bagagli pesanti dietro.
Di solito, scelgo un riad con terrazza sul tetto, per permettervi di fare colazione all’aperto e ammirare il tramonto sulla città al calar della sera, anche se le stanze si trovano al piano terra o ai piani superiori.






