Fès tra storia e artigianato: alla scoperta delle concerie di Chouara

Per raccontare le bellezze di Fès, la terza città più grande del Marocco fondata nell’VIII secolo, che attualmente ospita più di un milione di abitanti, non basterebbe un intero blog. Ma io ho molta pazienza, e spero anche voi nel leggermi, quindi giorno per giorno scopriremo insieme tanto di quello che poi andrete a guardare con i vostri occhi e a calpestare con i vostri piedi.

Ad ogni modo, quando penso a Fès, la prima cosa che mi viene in mente sono le concerie, simbolo della città e fucina di una delle attività artigianali più antiche e che ancora oggi si tramanda. La concia delle pelli, mestiere praticamente scomparso nel mondo occidentale ma ancora praticato soprattutto a Marrakech, Fès e Taroudant, è il passaggio necessario per la produzione di borse, scarpe, giacche, cinture e molti altri oggetti in pelle vera di alta qualità realizzati a mano, e che popolano i souk del Marocco e dei paesi arabi in generale.

Piccola chicca: sapevate che, per via della paternità marocchina dei manufatti in pelle, in francese si chiamano maroquinerie?

Viaggio (olfattivo e visivo) attraverso Chouara e le concerie di Fès

Nell’anima di Fès c’è la fedeltà per la tradizione, che l’intera città ama mostrare ad abitanti, turisti e passanti all’interno della Medina di Fès el Bali, nonché la più grande del mondo. L’artigianato racchiuso tra quei circa 9000 vicoli e vicoletti le è valso l’inserimento, nel 1981, tra i siti Patrimonio dell’Unesco, e sicuramente l’attività dei conciatori di pelle ci ha messo un enorme zampino. A sud della medina, infatti, si trova proprio la zona riservata ai conciatori, che potrete osservare mentre svolgono parte del loro lavoro, in un tripudio di colori e odori che non potranno lasciarvi indifferenti.

Sì, perché la gran parte del mestiere di conciatore si svolge, per l’appunto, all’interno delle concerie. A Fès ce ne sono quattro e sono ritenute le più antiche al mondo. Due più piccoline, una di medie dimensioni, la conceria Sidi Mousa, costruita nell’XI secolo, e la più grande e importante, la conceria Chouara, recentemente restaurata sotto il regno di Mohammed VI.

Ed è proprio di questa conceria che vi parlerò nelle prossime righe.

Cominciamo con qualche numero. La conceria Chouara o Chouwara, anche se gli storici non hanno ancora ufficializzato una data, dovrebbe essere stata edificata intorno al IX secolo, dunque potenzialmente avrebbe oltre 1200 anni, si estende su 4 ettari di terreno ed è ripartita in quattro settori, vi lavorano più di 500 maestri artigiani che svolgono le pratiche della concia nelle 1200 vasche, dove prendono vita pelli di moltissimi colori.

Costruite vicino al fiume Oued Fes poiché per trattare le pelli è necessaria l’acqua, le concerie “danno il pane” a centinaia di famiglie marocchine, che purtroppo spesso lavorano in condizioni di scarsità igienica. Ma grazie ai recenti lavori di restauro della conceria Chouara, la situazione è molto migliorata, sia per gli artigiani che per gli abitanti che vivono nelle vicinanze delle concerie, visto che gli odori emanati dalle pelli non sono esattamente gradevoli.

Per via del metodo di lavorazione delle pelli di animali (mucca, pecora, dromedario e capra, quest’ultima la più pregiata), infatti, la qualità dell’aria ne risente. Tutt’ora, nella conceria di Chouara, la tradizione vuole che le pelli vengano lavorate alla vecchia maniera, ossia imbevute in vasche colme di calcare, di escrementi di piccione, urina d’asino, acqua e sale, battute con le mani e con i piedi e, infine, colorate con coloranti naturali. Uno dei più pregiati è lo zafferano, infatti la pelle gialla è quella più costosa e, come da tradizione, si utilizza per realizzare le iconiche babouche, le pantofole a punta.

Molto utilizzati per la tintura sono anche il fiore di papavero per il rosso, l’indaco per il blu, l’henné per l’arancione, il legno di cedro per il marrone e la menta per il verde. In più si usano la polvere di melograno per strofinarla sulle pelli e l’olio d’oliva per lucidarle. Insomma, una tavolozza di colori degna del miglior pittore.

Ma non temete: non precludetevi la possibilità di visitare le concerie per intolleranza agli odori forti e pungenti, perché vi verrà subito offerto qualche rametto di menta da tenere sotto al naso prima di iniziare la visita.

Sulle terrazze delle concerie si affacciano molti negozi di pelletteria. Entrando in uno di questi, potrete avere una visuale molto suggestiva delle grandi vasche colorate. Nelle cisterne ad alveolo, gli artigiani, esclusivamente uomini, si immergono per lavorare le pelli interamente a mano, senza l’aiuto di alcun macchinario.

Le fasi della lavorazione delle pelli non ve le racconto, vi lascio il gusto di scoprirle direttamente dalle parole dei protagonisti di questo mestiere così antico e affascinante, e delle guide locali da cui vi farò accompagnare nel tour. Vi dico solo che è un lavorone, quindi ricordatevelo quando contrattate (perché dubito fortemente che riusciate ad uscire da uno di quei negozi senza aver ceduto all’acquisto di qualcosa) e… non lanciate troppo al ribasso. L’antica tradizione artigianale delle città non può essere svalutata ma, anzi, sempre sostenuta.

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Chi sono

in marocco con lisa

Mi chiamo Lisa e fin da piccola ero affascinata dai racconti di viaggi e dalle altre culture.

Oggi con T.L. TOURS, organizziamo tour in Marocco con l’obiettivo di far conoscere la vera cultura, l’ospitalità e le tradizioni attraverso il contatto con la gente locale

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